Perché annotare i libri fa bene all’anima
Perché annoto i libri e perché (forse) dovresti farlo anche tu
Io non ho mai annotato i miei libri perché ho sempre pensato che fosse un mio dovere verso il libro mantenerlo pulito e immacolato. Sono cresciuta così, lasciando che sulle pagine rimanessero solo le parole dell’autore. Da quando ho letto il Conte di Montecristo (nell’estate 2025) ho avuto una svolta: ho iniziato a scrivere sui libri.
Inizialmente avevo pensato di farlo solo con i classici, ma poi ho preso il via ed ora non esco mai senza un libro in borsa e una penna.
Penso che annotare i libri sia un modo per lasciare impresso sulle pagine il nostro pensiero, il nostro io. È come se comunicassimo con l’autrice o autore, come se intrattenessimo una conversazione con i personaggi, ed è una cosa che ho imparato ad amare.
Io amo tantissimo fare journaling e penso che annotare i libri sia una forma di journaling. Alla fine, se ci pensiamo, il libro in sé non ha chissà quale valore (se non quello materiale della carta che viene utilizzata, quindi minimo). Nel senso, non è che i libri che tutti noi possediamo siano manufatti storici che in sé stessi possiedono un valore intrinseco; sono uguali a tutti gli altri che possiamo trovare nelle case altrui o nelle librerie.
Ciò che, secondo me, rende un libro prezioso è la nostra relazione con esso, il modo in cui noi lo leggiamo. Annotare diventa, quindi, una forma di personalizzazione dell’oggetto, che diventa “prezioso” per noi, perché abbiamo impresso in esso una parte di noi.
Quanto è bello e nostalgico riguardare un vecchio album di fotografie? O sfogliare un vecchio diario, casomai rileggendo qualche pagina? Ecco, a mio avviso, annotare un libro fa lo stesso effetto. Pensiamo a quando riprenderemo in mano un libro letto tanti anni prima e rileggeremo alcuni dei nostri commenti in relazione a certi passaggi: quanto sarà delizioso e nostalgico? Nostalgia della prima volta, nostalgia di noi stessi, senso di crescita e di evoluzione. Questo è ciò che provo quando annoto e ciò che so che proverò quando riprenderò in mano quel libro (e devo ammettere che mi capita anche con libri conclusi da relativamente poco).
Ma la domanda principale è:
Come annoto i miei libri?
Come dicevo, è una cosa che è partita dai classici perché essi, per come li percepisco io, hanno un substrato molto profondo. I classici ci permettono di affrontare tematiche che ancora oggi risultano attuali, seppur ricontestualizzate. A tal proposito mi viene in mente 1984 (libro che leggeremo assieme nella prossima edizione del bookclub e di cui pubblicherò un articolo che vi linkerò qui quando sarà pronto). È incredibile e al contempo spaventoso pensare a come questo libro scritto nel 1948 possa essere ancora terribilmente attuale nel 2026.
Materiali che uso
Di base utilizzo una penna nera per annotare (la gel pen 0.38 di Muji per la precisione) e sottolineo con il righello dei post-it. Questo diciamo è il mio starter pack, nulla di più nulla di meno.
Talvolta, però, decido di andare un po’ oltre e utilizzo dei post-it flag (le linguette) per identificare una specifica tematica.
Nel Conte di Montecristo, ad esempio, usavo un post-it per segnalare le descrizioni che più mi piacevano, uno per i punti cruciali della storia e un altro per le frasi che più mi colpivano (questo è un must do per me). Con Il ritratto di Dorian Gray ho fatto una piccola ricerca prima di iniziare la lettura, cercando online i principali temi affrontati da libro e me li sono segnati nel frontespizio, associano ad ognuno un post it colorato e un evidenziatore. Ebbene si, talvolta aggiungo anche un tocco di colore.


Ovviamente non è assolutamente necessario avere un tale armamentario, è sufficiente anche solo una matita e via, ma io sono una persona creativa quindi mi fa piacere così.
Cosa annoto?
Quello che mi passa per la testa. Letteralmente. Se un passaggio mi sconvolge scrivo “O.M.G!” oppure “cosa?! Ma sei pazzo?!”. Altre volte scrivo qualcosa di più profondo, una riflessione che mi viene da fare in relazione ad una certa frase, oppure un collegamento con un altro libro (tipo tra Dorian Gray e lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde) o un articolo letto online.
Insomma, non ho una regola, non c’è una regola. Annotare è qualcosa di estremamente personale. Può essere anche solo sottolineare a matita le frasi che più ci piacciono o ci risuonano.
Annotare, poi, penso sia utilissimo se si vuole approfondire il libro e andare oltre una semplice lettura di esso. Nel personal curriculum del nostro bookclub (ve lo linkerò qui), ad esempio, i libri che sceglieremo saranno tutti legati da un macro filo conduttore e può essere interessante analizzare come questi libri trovino un punto di contatto.
Vi ho tediato abbastanza, spero che questo manifesto all’annotazione dei libri vi sia stato in qualche modo utile e vi abbia dato uno spunto di riflessione!
Prossimamente parlerò del mio reading journal e del mio commonplace notebook, che in qualche modo si ricollegano a questo argomento.
Bene gente, buona lettura e buona giornata!
Xoxo
Il mio IG: A_journal_ lifestyle
IG del nostro Bookclub: Common Readers bookclub



Per anni ho evitato di toccare in alcun modo i libri, tenendoli come reliquie. Ora me ne pento, perché riguardo ai libri che ho più amato e sembra che non li abbia mai letti. Ora sto timidamente iniziando a sottolineare a matita, piccoli passi!
Io ho iniziato quando un’amica mi ha prestato un libro con delle sue annotazioni. E’ stato bellissimo leggere il suo pensiero attraverso le pagine. E quei commenti a penna, indelebili, mi pareva che arricchissero il volume invece di “rovinarlo”.